Jojoba – Scheda Botanica
Nome comune: Jojoba
Nome botanico: Simmondsia chinensis (Link) C.K.Schneid.
Famiglia botanica: Simmondsiaceae
Origine geografica: Deserti del Nordamerica (Sonora, Baja California, Arizona)
Parti utilizzate: Semi
Ciclo biologico: Arbusto desertico perenne xerofilo
Descrizione della pianta
La Simmondsia chinensis (nonostante il nome, non è originaria della Cina) è un arbusto sempreverde xerofilo alto 1–2 m, con foglie coriacee, grigio-verdi, coperte da una cuticola cerosa che riduce l'evapotraspirazione. I fiori sono piccoli e giallastri; le piante sono dioiche. I semi (simili ad acorni), ricchi di cera liquida, costituiscono fino al 50% del peso. Resiste a temperature fino a -20°C e a siccità prolungate: cresce nei deserti di Sonora e Baja California dove altre piante non sopravvivono.
Composizione e proprietà
L'"olio" di jojoba è tecnicamente una cera liquida, composta per il 97% da esteri di acidi grassi a catena molto lunga (acido gondoico, acido erucico) e alcoli grassi (gadoleico). Le proprietà principali sono:
- Sebo-simile: la sua struttura chimica è quasi identica al sebo cutaneo umano
- Regolatrice del sebo: equilibra la produzione sebacea sia in pelle grassa che secca
- Non comedogenica: non ostruisce i pori, ideale per pelle acneica
- Filmogena protettiva: forma uno strato protettivo traspirante sulla pelle
- Stabilizzante degli oli essenziali: vettore ottimale per diluire oli essenziali
Utilizzi tradizionali e moderni
I nativi americani O'odham usavano l'olio di jojoba per condizionare i capelli e come emolliente contro le screpolature. Negli anni '70, con il bando della caccia alle balene, l'olio di jojoba sostituì l'olio di capodoglio in cosmetica e lubrificanti industriali. Oggi è vettore universale in aromaterapia, base di shampoo, creme, rossetti e prodotti per la barba. La sua straordinaria stabilità ossidativa lo rende molto longevo.
Curiosità botanica
L'olio di jojoba non irrancidisce grazie alla sua struttura di cera e può conservarsi fino a 25 anni. Il nome comune deriva dalla parola O'odham hohowi. Sebbene botanicamente sia chinensis, la pianta non ha nulla a che fare con la Cina: il naturalista che la classificò si basò su un campione erroneamente etichettato.